Giurisprudenza annotata

16. Consiglio di Stato, Sez. v, 20 novembre 2013, n. 5470. "Potere di soccorso"


Abstract


Nelle procedure di dismissione e vendita di beni immobili da parte dello Stato e delle altre Amministrazioni pubbliche non sono applicabili i principi contenuti nella normativa che regola le procedure ad evidenza pubblica, se non espressamente previste dalla lex specialis.

Alle indicate procedure, non è, altresì, applicabile la norma contenente il principio generale che prevede, ex art. 46, comma 1, d.lgs. n. 163/2006 e successive modifiche ed integrazioni, il cd “potere di soccorso” atteso che una eventuale regolarizzazione postuma si tradurrebbe in una inammissibile integrazione della domanda proposta che violerebbe il principio della “par condicio” nei confronti degli altri concorrenti.

Così si è espresso il Supremo Consesso dei Giudici Amministrativi relativamente ad una vicenda sottoposta, recentemente, al suo esame.

Invero, l’indicata vicenda riguardava l’impugnazione della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Puglia – Sezione di Lecce 4 gennaio 2013, n.22, ove era stato richiesto l’annullamento di un verbale del maggio 2012 relativo alla vendita all’asta di beni immobili comunali, di cui all’avviso pubblico dell’Ufficio del Patrimonio del 22 marzo 2012 nonché l’annullamento della decisione di riammettere alla gara una ditta, inizialmente esclusa.

IL TAR Lecce, nelle proprie argomentazioni, rilevava che la ditta esclusa, in un primo momento, dalla procedura di vendita all’asta, successivamente veniva riammessa e risultava aggiudicataria provvisoria, malgrado, all’atto dell’apertura della busta contenente la documentazione amministrativa, fosse stato rilevato dal Presidente della Commissione di gara la mancata produzione dell’attestazione del responsabile del procedimento di avvenuta presa visione dello stato giuridico del bene, richiesta dalla lex specialis a pena di esclusione.

Sostenevano i giudici di prime cure che la citata mancanza dell’attestazione di avvenuta presa visione dello stato giuridico del bene, proprio perché prevista con la sanzione dell’esclusione dalla lex specialis, non consentiva, in alcun modo, alla Commissione di gara di effettuare valutazioni diverse.

Ne conseguiva che l’avvenuta riammissione in gara dell’impresa originariamente esclusa, sulla base di un’autocertificazione ove si dichiarava di bene conoscere il cespite immobiliare oggetto dell’asta nello stato di fatto e di diritto in cui si trovava, era illegittima atteso che, sempre secondo i giudici di primo grado, l’attestazione del responsabile del procedimento non poteva essere sostituita, in maniera equivalente, dalla dichiarazione del concorrente in quanto l’attestazione viene rilasciata da un pubblico ufficiale ed è volta a documentare tutta la situazione giuridico-amministrativa dell’immobile.

L’impresa risultata aggiudicataria provvisoria e il Comune di Lecce proponevano appello al Consiglio di Stato in S.G. deducendo diversi motivi di impugnazione.

Si costituiva in giudizio l’impresa vittoriosa in primo grado, chiedendo il rigetto degli indicati appelli.

Il Consiglio di Stato in S.G., con la sentenza oggi in commento, respingeva gli appelli sul presupposto che: a) la lex specialis aveva imposto, a pena di esclusione, che le ditte partecipanti all’asta dovevano produrre a corredo dell’offerta “attestazione rilasciata dal Responsabile del Procedimento di avvenuta presa visione dello stato giuridico del bene cui si intende partecipare”, come previsto espressamente a pagina 11 dell’Avviso di gara; b) l’articolo 4 della legge di gara prescriveva chiaramente che i concorrenti dovevano presentare, per ogni singolo lotto cui intendevano partecipare all’asta, a pena di esclusione, un plico che doveva contenere un’elencazione di documenti, tra cui, per la busta relativa alla documentazione amministrativa, l’attestazione di cui al punto a) che precede; c) l’eventuale omissione nella presentazione della citata attestazione non è mai surrogabile con un’autocertificazione ex D.P.R. 28 dicembre 2000, n.445 in ragione del fatto che l’efficacia probatoria equivalente di quest’ultima è stata espressamente esclusa dalla lex specialis che ha previsto, al contrario, un mezzo di prova più rigoroso; d) l’attestazione del responsabile del procedimento è un qualcosa in più della semplice autocertificazione resa dalla stessa ditta che partecipa ad una gara; e) non è possibile applicare, al caso di specie, la normativa dei contratti pubblici di cui all’articolo 46, comma 1-bis, del d.lgs 163/2006 e successive modifiche ed integrazioni, che ha codificato il principio della tassatività delle cause di esclusione dalle gare pubbliche in quanto l’indicato principio deve circoscriversi al solo ambito del Codice dei contratti pubblici e non costituisce norma di principio estendibile; f) le norme relative alle procedure ad evidenza pubblica possono applicarsi alle procedure di dismissione e vendita di beni immobili da parte dello Stato e delle altre amministrazioni pubbliche solo e se espressamente richiamate negli atti generali che costituiscono la lex specialisg) non è, altresì, applicabile la norma contenente il principio generale che prevede il cd “potere di soccorso” atteso che una eventuale regolarizzazione postuma si tradurrebbe in una inammissibile integrazione della domanda proposta che violerebbe il principio della “par condicio” nei confronti degli altri concorrenti.       


Temi


edilizia e urbanistica

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